Tigers update (19/04/16)

Parlare di baseball in Italia suscita spesso, se non sempre, reazioni contrastanti; è uno sport poco comprensibile, dicono, oppure altri lo ritengono noioso e senza quella velocità di azione che contraddistingue i cugini basket e football americano. Ecco, dimenticatevi tutto questo e iniziamo con un post semplice in cui si parla della franchigia del Michigan presente nella Major League statunitense: i Detroit Tigers. I Tigs, reduci da una stagione piuttosto negativa al cospetto del periodo d’oro 2011-2014 da campioni divisionali con tanto di World Series raggiunta nel 2012 (persa 4-0 vs San Francisco Giants), sono attualmente al terzo posto nella Central Division con 7 vittorie e 3 sconfitte, dietro di una sola lunghezza dai Kansas City Royals e i Chicago White Sox. Ma la stagione regolare, composta da ben 162 partite, deve entrare ancora nel vivo e le difficili condizioni climatiche presenti a Detroit e dintorni non consentono ancora una piena realizzazione dei valori in campo. Quindi please non guardare classifiche fino all’All Star Game di luglio… Detroit ha esordito però nella “calda” Miami vs Marlins, vincendo entrambe le partite della breve serie inaugurale (protagonisti Victor Martinez, 2 home runs in 2 partite, e Jarrod Saltalamacchia, trascinatore principale in Gara 2 con un home run), anche se non con poche difficoltà; in Gara 1 i nostri erano riusciti persino a portarsi 5-0 per poi farsi raggiungere nel nono inning sul 7-7; un RBI single di Kinsler nell’11esimo inning ha chiuso i giochi. Successivamente, in occasione dell’Opening Series al Comerica Park (casa dei Tigers), la franchigia guidata da Brad Ausmus ha confermato quanto di buono fatto in Florida aggiudicandosi Gara 1 vs Yankees con il neo acquisto Jordan Zimmermann sul monte e la bellezza di 4 punti/runs a zero, prima di cedere alla risposta di New York in Gara 2. Complice il maltempo, Gara 3 è stata posticipata al prossimo incontro tra le due squadre. Dopo Marlins e Yankees, è toccato ai Pirates sfidare i Tigers con una serie alternatasi tra Comerica e PNC Park (ballpark dei Pirati). L’inizio è stato oggetto di critiche con la vittoria dei rivali della Pennsylvania per 7 runs a 4. Guidati da un raggiante terza base di nome Nick Castellanos e dal solito Saltalamacchia (autore di un Grande Slam), i Tigers si sono presi la rivincita conquistando le successive tre gare (8-2, 7-3, 7-4). Venerdì è iniziata la complicata serie nel feudo degli Houston Astros, vera rivelazione della passata stagione, con Jose Altuve (seconda base) e Dallas Keuchel (lanciatore partente) sugli scudi. Gara 1 è stata dominata proprio da quest’ultimo che ha messo ko le mazze avversarie non permettendo alcun run a Detroit; risultato 1-0 per i padroni di casa. Da segnalare la serie di double plays (doppia eliminazione) operata dai nostri Ian Kinsler e Jose Iglesias che ha evitato uno score peggiore. La valanga arancione-blu non ha tardato a rispondere pareggiando la serie con un bel 7-3 garantito dal terzo home run stagionale di Saltalamacchia e dalle eccellenti prestazioni degli assi Miguel Cabrera, Castellanos e V-Martinez. La terza e ultima gara si disputa domenica sera alle 20.30.

SC

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Detroit isn’t scared.

ΓΝΩΘΙ ΣΑΥΤΟΝ

Conosci te stesso. E’ la massima religiosa impressa nel tempio del dio greco Apollo a Delfi, patrono della sapienza oracolare tra gli dei dell’Olimpo. Fatta successivamente vessillo del pensiero Socratico.

I Pistons devono elaborare questa frase, farla propria e darsi una risposta convincente. Quale migliore occasione di avviare questo lungo processo cognitivo se non nel sedersi a simposio nella caldissima atmosfera della Quicken Loan Arena, sold out per gara 1 dei Playoff 2016?

Non nego che l’emozione di domenica sera è stata quasi da sindrome di Stendhal. Ricapitolando: Detroit Pistons che ritornano ai playoff dopo ere geologiche, primo turno con i Cavaliers (coloro che ci avevano umiliato all’ultima presenza in post-season, sigh!),  diretta Sky in prima serata (solamente per questa volta facciamo un cenno di reverenza al 23), pizza e birretta con amico fottutamente tifoso Cavaliers. I nervi sono tesi già all’entrata dell’uscio e nel pre-partita, in cui volano parole grosse e insulti quando vengono ripassate alla tv le immagini di Boobie Gibson e Lbj che festeggiano sul cadavere dei leoni. Ma “i cani rimangono e i leoni rimangono leoni?” Mi pare fosse così.  La storia  non potrà mai essere cancellata.

La partita inizia e “Detroit isn’t scared”. Approccio clamorosamente positivo per il team di Motown. Si evince subito che la proporzionalità tra l’8th seed e essere giunti lì fortuitamente è assolutamente erronea. Detroit è una squadra vera, ben allenata e pronta per affrontare il nemico.  Marcus Morris è decisamente on fire e parecchi possessi calamitano nelle sue mani trovando solo la retina (con avvitamento e tiro in allontanamento in post degna del più brillante Sheed Wallace). All’intervallo lungo il tabellino reciterà  19 punti per il gemello bad, confermandosi una presa superba in estate da parte di Van Gundy ( il ragazzo ha un contratto ridicolmente basso considerando il suo apporto e considerando l’aumento del cap; è assolutamente ascrivibile a BARGAIN). Ma non solo Marcus appare in grande spolvero, anche Kcp si dimostra efficace nella metà campo offensiva. Noi della redazione non avevamo molti dubbi (ma che ve lo diciamo a fare?). Grazie a un delizioso ball movement dal vangelo secondo Van Gundy telecomandato da Reggie Jackson (7 assist a fine partita), la partita viaggia su un sorprendente +8 per i Pistons. La difesa Cavs è complice di questo andazzo senza alcun dubbio. Lebron James cerca di riportare immediatamente in carreggiata i suoi con le sue giocate e la sua vocalità sul campo. Il 23 riesce a rompere costantemente gli argini creati dai raddoppi sistematici della difesa avversaria, sfruttando anche i mismatch dovuti a i numerosi blocchi che lo schema ISO-James impone. Da apporre una piccola postilla, costata ben 25 000 $ dalla cara nba al nostro baffo, “LeBron is LeBron. They’re not going to call offensive fouls on him, he gets to do what he wants.”. Aggiungo “They’re not going to call travels”. Ma il rispetto dei grigi deve essere guadagnato, anche di questo i giovani Pistoni dovranno farne conto.

Nel secondo quarto ci si aspetta che la nostra second unit , tra le meno prolifiche della lega, non regga l’urto. Invece dopo aver subito un contro-parziale guidato da Kyrie Irving, Blake con sapienza impone  il giusto ritmo. Bullock e Jonhson sul perimetro trovano più volte la retina riportando il match a +6. Apro il capitolo Stanimal. Apparso fuori forma dopo il periodo di infortunio che ne ha limitato l’impiego verso fine stagione, quando la questione si “scalda”, risponde con 3-3 da 3 punti e una difesa che definire epica sarebbe riduttivo su Lbj. Patroclo contro Paride. Ci mette mani,fisico  e  cattiveria contro uno dei migliori della lega da un par di anni. Eroe alle prime armi. Never back down, Stan.  Penso: il futuro sorride già da ora.

 

 

Rientrano i quintetti base prima dell’intervallo, Love inizia a giocare più post, Lbj ritorna ad essere straripante e Irving entra in ritmo dopo aver sparacchiato e infilato qualche cesto. Somma degli addendi: tied. Non arretriamo e finalmente Drummond impone la sua fisicità nella metà campo offensiva, fino ad allora sembrava un desaparecido sotto il regime Pinochet. Imbeccato da Reggie e con un paio di gancetti, non esteticamente favolosi ma efficaci, i blue-red-white restano con la testa avanti fino alla sirena che recita 58-53.

Occhi spiritati in Italia. Avrei voglia di fare una sessione di 3 vs 3 al parchetto in notturna. Lottare come stanno facendo i miei beniamini, con indosso la 33 di Grant Hill. Stiamo vincendo in casa dei Cavs, giocando a pallacanestro e tirando con 62% dal campo e 63% dalla distanza. Profumo di upset anche se la ragione richiama all’ordine e impone di pensare che alla lunga  verso la fine della partita si sarà in crunch time la W sarà difficilmente raggiungibile. Vuoi per inesperienza o per valori assoluti messi in campo.

Usciamo dagli spogliatoi. Kyrie Irving, travestito da Uncle Drew, adempie al suo compito primario di scorer e catalizzatore offensivo, lasciando a James quello del facilitatore (nella notte metterà a tabellino ben 11 assistenze). Parziale di 8-0. Messaggio dagli autoparlanti della Quicken Loan Arena: i Cavs non vogliono violare la “verginità” del palazzo in post-season. Non con una squadra del Michigan perlomeno. Cleveland tenta il primo scacco alla regina (il primo adjustment della serie) schierando Love da 5 e quintetto leggero, soluzione che si rivelerà letale a lungo raggio. Il pnp Irving-Love infiocina i Pistons. Assolviamo Kcp ma non Dre in colpevolissimo ritardo o in errato posizionamento su quasi la totalità di pick-and-roll o pick-and-pop (Nessun aggiustamento difensivo su Love è stato efficace, 28 pts al termine della gara; che sia l’ora di rispolverare Tolly ?). I Cavalieri volano a +5.  Lo spirito è vivo e scorre nei Pistons che non si arrendono allo svantaggio,  pur con un Marcus Morris che si rivela umano e ha le polveri bagnatissime nel secondo tempo e con un Tobias Harris che marcato da Lbj non riesce a essere un fattore in attacco. Trascinati da Reggie-Kcp e la second unit la partita subisce un’altro cambio di tendenza, approfittando dell’assenza di Lebron, a cavallo tra terzo e ultimo quarto scolliniamo il +7. marcando un parziale di 16-4. Subito viene reinserito James da coach Lue e bastano un paio di possessi per ricambiare l’inerzia in favore Cavs. Love spara due triple e James spacca la difesa.  Detroit prova a rimanere lì, ma incespica su sé stessa. Non si conosce, non sa ancora controllare certe emozioni. Il simbolo del concetto è  dato da Reggie Jackson che cerca di vincerla da solo (come a volte è capitato con successo in Rs, ma la post-season è un altro sport) e lascia trasparire quanta voglia ha di spaccare il mondo ha il ragazzo di Pordenone, tant’è che si prende un tecnico per aver rimproverato agli arbitri un non fischio (Kcp mitiga il compagno con la sapienza di chi ha consumato la trilogia di Star Wars). Drummond scala in panchina, si teme l’hack-a-dre. Solito muso lungo, preferirei che reagisse sul parquet perchè l’impatto si è di nuovo azzerato. Da lì in poi solo Morris con una tripla aperta ha l’occasione di riaprire i giochi, ma il canestro pare abbia chiuso le serrande.  Vari viaggi in lunetta e la partita termina 101-106  a favore Cavs. E’ giocata fino all’ultimo possesso pur con svantaggio irrecuperabile, ordine di coach Stan Van Gundy. Il nostro guru vuole tentare qualche schema da rimessa, ma c’è di più. Vuole fare assaporare ai ragazzi ogni decimo di secondo dei Playoff, per prepararli a ciò che verrà.

Mercoledì si consumerà gara-2 sempre alla Quicken Loan Arena. Le nostre possibilità di vittoria si giocano sul trascinare i Cavaliers in un terreno sporco. Siamo riusciti a farlo benissimo in gara-1, dimostrando a tutti che non sarà una passeggiata di salute per le teste di serie passare il primo turno. Necessitiamo di farli giocare male, rallentare il contropiede guidato da James, difendere duro e anche al limite del regolamento per abbassare le percentuali delle altre bocche da fuoco. Drummond deve portare più energia in attacco, prendere più rimbalzi e essere più incisivo nel TAGLIARE FUORI l’avversario di turno. In più deve stare concentrato sulla difesa del p’n’r su Love. Perdonatemi, o forse no, se tendo  a essere troppo critico con lo “0” , ma oltre a una questione meramente tecnica il body language di colui che dovrebbe essere l’uomo attorno a cui ruotare il futuro mi preoccupa e non poco. Difficile chiedere di più a Tobias, anche se deve cercare di essere più incisivo, variando tra le soluzioni possedute in arsenale offensivo (non limitandosi all’entrate perpendicolare che si offre alla stoppata o accontentandosi dell’arresto e tiro), contro James, il quale è uno dei difensori più carogne nella lega. Certamente servirà un Jackson più maturo, ma presentarsi con il capellino “Dirtroit” in conferenza stampa post-partita fa capire l’andazzo. In più penso che Svg gli farà venire un pelo di mal di testa, costringendolo a rivedersi tape su tape della sua partita. Calcando sugli errori con la sua calma serafica, ovviamente.

Un vecchio amico nativo di Philly rilasciava questa intervista qualche tempo fa, io la prendo alla lettera:

Attendendo l’urlo di Mason:

DEEETROIT BASKETBALL

Abrazo,

AB

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Pistons-Cavs: key points.

La sconfitta nel tuesday night contro i Miami Heat ha definito, in un Palace con molti posti vuoti e un clima più rilassato dopo il ritorno ufficioso in post-season dopo 7 anni di sventure,  l’ottavo spot come quello definitivo per i Detroit Pistons. Vuol dire affrontare al primo turno la squadra dell’altra sponda del lago Erie nonché capo classifica ad est: i Cleveland Cavaliers.

Derby. Vissuto in maniera meno sudamericana oltreoceano, ma certamente acceso per i michiganians.

In una serie playoff NBA difficilmente il team migliore non porta a casa il bottino finale e i Cavaliers sono, ad ora,  superiori ai Pistons. A questa sentenza, a cui speriamo di poter fare ricorso, si aggiunge anche una postilla: un certo Lebron James.  Il 23 nell’ultimo mese sembra aver dimostrato in maniera inderogabile il fatto  che sia in completo controllo della situazione e che quando si avvicina Aprile la sua massa tende ad accelerare verso l’obiettivo tanto che l’idea di Stephen Hawking & CO di una missione su Alpha Centauri potrebbe essere una bazzecola facilmente archiviabile chiamando con il prefisso dell’Ohio.

Ma quali sono le chiavi di volta in mano a SVG per riuscire a sbaragliare questa tesi?

Descriviamo intanto le condizioni al contorno che delineano questa serie. I due team sono stati costruiti in modo simile, ossia seguendo  principi guida equivalenti su alcuni aspetti di gioco. Le squadre si basano su giocatori che possano cambiare in difesa su chiunque senza difficoltà sui P’n’R e sul monopolio offensivo di un giocatore che attacchi l’area affiancato da un manipolo di tiratori per sfruttare meglio le spaziature del campo. A questo i Pistons aggiungono una peculiarità, precetto targato Stan Van Gundy,  un centro fisicamente dominante ad occupare l’area. Pur essendo similari I Cavaliers sono una squadra nettamente migliore dei Pistons. Innanzitutto sono più esperti, hanno una difesa di sistema di gran lunga superiore e possiedono uno degli attacchi più efficienti ad est. Per tal motivo i Cavaliers risultano assolutamente favoriti (ESPN dà l’87% di possibilità che passino il turno) con  la relativa pressione che ne deriva dai media, soprattutto locali. L’upset sembra quasi impossibile, ma ai Pistons avere affibbiata la L   può costituire, a mio parere, un trampolino di lancio  e creare l’humus adatto per mettere quantomeno in difficoltà gli avversari.  L’esperienza della starting unit di Detroit in post-season è molto vicina allo zero analitico e il fiancheggiarsi in una battaglia sarà, in un contesto in cui tutti remano contro il tuo successo, fondamentale per non essere massacrati sul parquet. I Pistons devono compattarsi in una falange ordinata dall’ Head-Coach (https://www.youtube.com/watch?v=4y0P4IdZDTE), l’unico ad aver battuto LBJ in una serie playoff con i meravigliosi Magic guidati dal turco Hedo Turkoglu.

Ora però definiamo in estrema sintesi come si può scardinare il pronostico e sconfiggere “Goliath”   o perlomeno portare nel bracket un numero maggiore di 0:

  • Starting unit  in doppia cifra. Coinvolgimento di tutte le bocche da fuoco alla causa offensiva, simbolo di un buon ball-movement e non di un ristagno offensivo
  • Contributo dalla panchina con un +/- positivo. La partita passerà anche dall’impatto della second unit guidata da Blake & Co che dovrà quantomeno tenere testa a quella Cavaliers
  • Performance di Drummond.  E’ l’ago della bilancia vero della serie, senza il suo contributo positivo sui due lati del campo Detroit non può minimamente pensare di portarla a casa (come osservano dal blog dei Pistons americano vi potrebbe essere una diretta proporzionalità tra la % ai liber di Dre e le sue buone giocate in attacco e in difesa. Una casualità o un intreccio emotivo?)
  • Limitare LBJ senza subire in maniera passiva la sua onnipotenza. Abbiamo diverse possibilità ,dato il quintetto flessibile che Van Gundy può vantare a roster, per la difesa su LBJ. Vi è la possibilità  di cambiare spesso e volentieri su eventuali blocchi dettati dal 23. Marcus e Tobias avranno un duro compito, speriamo siano pronti.
  •  Il duello Irving vs Jackson. Lo scontro tra le due point guard esplicherà molto sull’andamento della serie. Detroit necessità del Reggie Jackson visto a WSH.  Quello che apparso costante nelle sue giocate e quasi sempre in controllo. Con aggiunta di faccia cattiva, grazie. Reggie deve esprimere  continuità per poter puntare alla vittoria e soprattutto attaccare insistentemente Irving per farlo andare in apnea offensiva. La difesa su Irving di Jackson (che penso passerà ,dopo qualche aggiustamento del baffo, a KCP) senza incappare in falli sciocchi,  sarà fondamentale.

Primo appuntamento domenica ore 21:00 nella tana dei Cavaliers,

Ogni minuto di attesa logora lo spirito di Detroit che è pronto riemergere ad Auburn Hills.

Si ode già il grido:

DETROIT BASKETBALL

AB

Bonus track from Detroitbadboys blog

si legge “fotta”:

 

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E quindi uscimmo a riveder le stelle.

7 anni, 2555 giorni e 61320 ore. Parecchio tempo per una persona comune, un’ eternità per i tifosi di Detroit sponda basketball.  Esso rappresenta infatti l’arco temporale che intercorre dall’ultima volta che i Pistons hanno staccato il biglietto per la post-season e quindi l’ultima volta che la più grande città del Michigan ha respirato e assaporato l’aria pura che viene esalato da aprile a giugno nei palazzetti NBA. In questo lasso di tempo un flusso di eventi ha colpito il mondo intero. Per quanto riguarda il microcosmo della Motown la grande crisi economica dovuta al collasso dell’economia nel 2008 ha portato sull’orlo del baratro Detroit, centro pulsante dell’industria automobilistica americana, dando inizio a una progressiva diaspora di molti  abitanti  che l’ha tramutata, soprattutto nella downtown,  in una città “fantasma” ( da questo reportage si può subire il fascino di questo abbandono che io trovo a dir poco romantico seppur da spaccare il cuore http://www.internazionale.it/foto/2014/06/18/la-notte-di-detroit). Segue la dichiarazione di default e bancarotta nel 2013 da parte del primo cittadino Dave Bing, leggenda Pistons ( il filo del destino tesse sempre la sua tela).  Sembra che la speranza sia esaurita in Michigan, ma lo spirito, tanto acclamato in questo blog nell’ambito puramente sportivo, esiste e lo ravviva chi ancora resiste e sopravvive dall’8 mile fino a Woodward Avenue. Da esso negli ultimi anni un sogno di rinascita e di una nuova primavera per la città dei motori è stato rigenerato. La parabola di Detroit è connessa fortemente al destino delle sue franchigie, nell’umile parere del blogger. In particolar modo la storia recente dei Pistons assomiglia molto a quello della sua culla. Nella stagione 2008-2009 ultima apparizione ai Playoff, congedati con uno sweep dalla franchigia che più si dovrebbe odiare, i cugini del lago Erie, guidati dal loro prescelto,il nr. 23, LBJ.  Ne segue la completa disgregazione del nucleo che aveva portato al titolo nel 2004; pian piano lasciano la squadra Ben Wallace, Rasheed, Rip Hamilton e infine Prince (CB1 ahimè era già dipartito). Si susseguono una serie di disposizioni sbagliate da parte della dirigenza incarnata da Joe D. Dalla scelta di allenatori pessimi, tra cui voglio ricordare Kuester per la pessima influenza che ha dato non solo sul campo ma anche per essersi reso protagonista del primo strike nel mondo Nba ( la congiura venne guidata da T-mac, Prince, Rip Hamilton e Big Ben), a firme discutibili, tra cui voglio annoverare il dynamic duo Ben Gordon e Charlie V e last but not least J-Smoove. Conseguenza scontata di queste percorso sono anni buissimi in cui non riusciamo più ad ottenere un record positivo; anzi difficilmente  si giunge alla conquista di 30 W al termine della stagione. Non voglio biasimare Joe D per questa via crucis, infatti Detroit non ha l’appeal di Los Angeles o Miami (e aggiungo che non sarebbe così sofferto e bello se non fosse così) e  quindi per cambiare bisogna andare all-in.  A questa serie di “sfortunati” accadimenti si aggiunge la dipartita del presidente storico, fautore finanziariamente dei 3 banner sopra al palace, William Davidson e la seguente messa in vendita della società da parte degli eredi. E’ facile capire che una società la cui proprietà è decisa a vendere e quindi disinteressata ad attuare investimenti decisi, possa portare grande confusione nel suo braccio operativo. Sembra che l’oscurità non debba avere mai termine, ma the spirit si è solo nascosto non è scomparso. Tom Gores, nativo di Detroit e giovane bilionario, acquista i Pistons e attua una vera e propria rivoluzione. Via Joe D e dentro SVG che assume il ruolo plenipotenziario di Gm-President of basketball operations- Head Coach. Una smisurata preghiera direbbe De Andrè. Preghiera esaudita perchè il baffo è un vincente e stravolge il roster. Inizia a prendere forma quello che sarà la tipologia di squadra che per i prossimi anni vedremo calcare il parquet del Palace. Nell’anno zero i PO non sono raggiunti nella volata finale. Sogni infranti contestualmente al tendine di achille di Brandon Jennings. Per quanto riguarda l’anno uno, quello che sta trascorrendo proprio in questo istante, Detroit ritorna a essere una franchigia dal record vincente e con la vittoria ottenuta in casa contro i Washington Wizards nella nottata di venerdì si assicura di nuovo un giro nella giostra dei Playoff. La cornice è quella delle grandi occasioni e i Pistons entrano con la faccia giusta, quella che vogliamo, quella “bad”. Il match sembra subito avviarsi su il binario giusto, Detroit infila una serie quasi utopistica di triple (6 su 6 nei primi 6 tentativi) e crea subito un grande margine su Wsh. Si tocca anche il +19, ma l’inerzia della partita subisce un inversione di marcia dopo l’intervallo lungo. I maghi guidati da Kieff Morris (il gemello non vuole essere da meno rispetto al fratello che sta disputando una stagione super con la nostra divisa) riescono a rimontare e arrivano addirittura a guidare la partita di qualche punto nel quarto quarto. Non hanno fatto i conti però con KCP e soprattutto con l’ #1, mr. 80 mln, Reggie Jackson. Il duo riprende in mano la partita (la parte evidente l’ha fatta il secondo, quella oscura il primo) e l’hanno definitivamente messa in ghiaccio, portando a casa il referto rosa. Non servono tante parole futili per descrivere il lavoro, sporco e non, generato dalla locomotiva con il #5. Racchiudiamo in: sale in cattedra con un esempio di clinic difensiva su Beal, segna delle triple pesantissime e mostra quanto il suo skill-set offensivo sia migliorato con delle penetrazioni palla in mano da erezione. Qualche riga in più la vorrei spendere per la performance di Reggie. Finalmente si è visto un giocatore di un altro livello. Non solo offensivamente è risultato incontenibile (39 pts e 9 assist a referto), portando a scuola e facendo soffrire tremendamente le caviglie ispaniche di Sessions, ma il ragazzetto nato nella base americana di Pordenone ha mostrato la Detroit Hustle e la leadership che si attende nel ruolo di PG (e da chi ha quel numero sulle spalle https://www.youtube.com/watch?v=Ca9TVg9ARjs) . Si è buttato, ha difeso forte ed è andato a rimbalzo con cattiveria ( rebound CLAMOROSO sulla testa di Kieff Morris). Bravo Reggie, keep going che ai PO è un’altra storia. Risultato finale 112-99.  In una partita in cui Drummond è stato totalmente inefficace e con un body language preoccupante (non partecipando, quantomeno emotivamente, ai festeggiamenti successivi…“It’s time to be a MAN, Dre”) la vittoria tanto agognata è arrivata. Piccola menzione d’onore  all’aussie Aaron Baynes che  si guadagna il pane ogni partita a  suon di gomiti alti, combattendo come un leone e risolvendo i guai creati dall’Hack-a-Dre e dallo stesso Dre. Una delle perle della Free-Agency da parte di Stan, applausi. Ora i Pistons devono affrontare gli ultimi due impegni prima del grande ballo: vs Miami e vs Cavaliers, in quello che potrebbe essere un antipasto del primo turno di playoff.  Questi due match definiranno la seed definitiva del bracket, contendendo ai Pacers (a meno di suicidi particolari di George & CO a favore dei Bulls) il settimo posto.

IT’S TIME! la mimica di Stanimal è inequivocabile! Tutta l’amarezza degli anni trascorsi scompare ora, regaz! è finito il purgatorio: PLAYOFF TIME!

#DETROITVSEVERYBODY #DEEETROITBASKETBALL

Aspettiamo l’urlo di Mason.

Abrazo fuerte,

AB

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Welcome to hockeytown!

Detroit è fredda ,troppo vicina al Canada per non esserlo,sorge in uno stretto istmo tra i grandi laghi e  al contrario di come tanti pensano Detroit è una poche città francofone degli USA infatti sarebbe corretto pronunciarlo -detruah- alla francese. La vicinanza al Canada e il grande freddo è una somma troppo facile per dire che lo sport cittadino è l’hockey con i gloriosi Red Wings ,che giocano nella Joe Louis arena situata nella downtown, al contrario del Silverdome dei Lions o del Palace dei Pistons veramente molto fuori da dove vive la maggioranza dei michiganian. I Detroit Red Wings in questa stagione stanno sputando sangue per ottenere un biglietto per i PO  sotto la guida del capitano Pavel Datsyuk, un misto tra Messi e Nureyev uno che quando il creatore decise di metterlo al mondo esageró decisamente nel dosaggio del talento , pattinatore sublime  con un back di bellezza abbacinante. I tifosi dei wings sono tra i più colorati degli Stati Uniti e come per tutti i tifosi delle squadre  di Detroit chiedono una cosa ed una soltanto ai loro eroi: profondere sul ghiaccio fino all’ultima stilla di energia e lottare su ogni disco come se si lottasse per la vita. Il motto potrebbe sfociare quindi in un “si perde chiaro ma non ci si arrende mai”. Tutto coerente con la Detroit soul ovviamente. I polipi sono una prerogativa dell’universo Hockey a Detroit. Al the Octopus è a tutti gli effetti la mascotte ufficiale.  Tutto nasce negli anni 50 quando  i fratelli Pete e Jerry Cusimano(le origini non ve le dico giusto!?) pescivendoli, decisero di lanciare un polipo sul ghiaccio , perché 8 erano le vittorie che servivano per vincere la Stanley e otto i tentacoli del polipo , ogni tentacolo per acciuffare una vittoria ; lieto fine?? beh lietissimo, doppio 4-0 Toronto e Montreal e Stanley cup acciuffata. Da quel giorno il rito divenne propiziatorio.  Il nome Al della mascotte deriva in via diretta da Al Sobotka un inserviente della Joe Louis arena, il quale prese il polipo la prima volta e lo iniziò a far roteare in area tra le estatiche e libidinose esultanze dei fan. La Nhl non ha mai amato questa tradizione multando a ripetizione i Red Wings , addirittura, quando i Wings arrivarono in finale con i Penguins nel 2008 e andarono a giocare in trasferta la più grande catena di pescherie della città dell’acciaio Wolhey’s, nei giorni delle partite chiedeva un documento per vendere l’invertebrato, e se il documento recitava provenienza Detroit non poteva procedere all’acquisto! Sabato si gioca tutto per arrivare alla post-season contro i Rangers.

… Stay tuned

FC

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Believe in Stan

Torniamo a casa dal back to back nella terra dei Seminoles con gli stessi dubbi e le stesse  certezze. Sconfitta senza appello con gli Heat ,con le peggiori prestazioni stagionali di Morris e Kcp ,con i primi due quarti giocati malissimo e con un secondo tempo di garbage purissimo. Ieri notte nella tana dei Magic ,squadra in ricostruzione ,senza nulla più da chiedere a questa stagione, ma con tanto talento e  tanti giovani perciò in grado di mettere in difficoltà chiunque. Partiamo bene , poi l’intensità cala e la concentrazione calano vistosamente. Un secondo quarto senza difendere e un semplice schiocco di dita fa precipitare la squadra di Motown  a fine primo tempo sotto di 7. Senza averne notizia certa penso che le pareti dell’Amway Center tra primo e secondo tempo abbiano ruggito, con coach Svg troppo vicino a un obbiettivo per farselo scappare. Stan è un competitivo ,un vincenteun pistons 100%  24 ore al giorno (ricordarsi il fratello Jeff sulla panchina del Madison e un certo giocatore con le treccine https://www.youtube.com/watch?v=40w3B6pAnTI) ,la nostra scommessa sicura, più dell’atletismo di Kcp e Drummond o l’insalubre inventiva di Reggie.  Proprio nella Orlando che lo vide splendido finalista ,rimette in rotta i Pistoni. Le giocate decisive sono difensive, una rubata di kcp e una super stoppata di Drummond. Come ai vecchi tempi la difesa si dimostra l’arma vincente per Detroit. 108 a 104 e a una W per rientrare nel valzer di fine anno a giocarci il settimo posto con i Pacers. Nelle varie chiacchiere proveniente da noi tifosi blue-red-white vengono sempre maledettamente fuori dei dubbi legati all’incredibile situazione che riguarda il nostro All-star-player Drummond. Lo “0” spesso viene relegato panchina nei momenti decisivi per l’ormai emicranico problema dalla linea della carità. Non è questo però l’unico problema annoverato nella lista (lunga perchè siamo un pò slavi e vogliamo la perfezione), difatti per tutto l’anno l’apporto della panchina ha apportato come marchio di fabbrica  l’incostanza. Ieri qualche dubbio si è tramutato in certezza temporanea e labile,  Bullock (orgoglio Tar Heels), chiamato in causa per sostituire in rotazione un deludente Stanimal nelle ultime uscite, mette a tabellino ben 13 pts. Come a voler dire al coach “Keep calm if u need my plays, I’m here big moustache”. Si parla però non solo dei punti controversi del roster e del gioco ma anche di certezze. Tra queste la prima è che seguire pedissequamente il messia baffuto al secolo Stan Van Gundy non è mai un’idea erronea. Il coach non è bello e non veste giacche che vorremmo indossare, ma di basket ne capisce e ne capisce a pacchi. Nella check-list segue non per minor importanza la voglia di emergere di Kcp, giocatore in rampa di lancio vero leader tecnico e spirituale di questa squadra. Venerdì ci aspetta Washington. Siamo pronti a chiudere il discorso ,assicuraci il pass per i play off (stanotte i Chicago Bulls sono stati definitivamente eliminati dalla corsa PO dagli Heat di Wade che ogni tanto ci dà qualche gioia, oltre ad aprirci spesso le chiappe) ,pronti a vedere ribollire il Palace con John Mason scatenato ad annunciare il nostro starting five …. To be continued…..

Detroitttttt Basketballllllllllllll

FC

Frascati Roma

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Blue-red heart.

4:31 AM.

Italia.

Emilia-Romagna.

 

Nelle viscere della terra dei motori.

Una luce accesa e un pc connesso a uno streaming di bassa qualità. Il cuore palpita in maniera irrefrenabile con la passione che sfocia in un estasi mistica che impedisce al suddetto blogger di dormire: i Pistons ottengono una vittoria “tombale” in chiave playoff, sponda east, contro i Bulls. Gli acerrimi rivali battuti in casa loro, sconfitti davanti alla sguardo severo della statua di MJ. E’ stata una battaglia campale fin dal primo minuto. Partita fisica, gomiti alti e molti contatti. Sembra di essere tornati ai tempi dei Bad Boys contro la corazzata Bulls. Nelle fila di Chicago la reincarnazione di sua maestà, estemporanea e comunque non azzeccatissima, la interpreta Jimmy Butler che risulta inmarcabile e incontenibile mettendo a referto tutto ciò che è in suo potere (Sarà prima tripla doppia in carriera a fine partita). Dall’altra parte la batosta subita contro i Mavs nella partita di ieri sembra aver giovato ai ragazzi di coach SVG, dal punto di vista dell’intensità la squadra c’è e non sbaglia approccio. Grazie a un monumentale Marcus Morris e a Tobias Harris la squadra resta in scia fino all’intervallo lungo. Come Philip Petit sopra il WTC la partita viaggia su equilibri sottilissimi che possono essere spazzati via e far precipitare nell’inferno entrambe le squadre. Però questa volta non si può perdere, una città intera spera e vive di nuovo un sogno che non può essere spezzato. Anche perchè riportare i Play-off a Detroit ha un significato intrinseco per quelli che ancora sopravvivono nella città fantasma che credono ancora nella rinascita e si fanno carne con i Pistons per alimentare questo fuoco. A fine terzo quarto Detroit piazza il primo strappo che segna +5 sul tabellino. Lo costruisce magistralmente KCP, il vero leader di questa squadra. I Bulls però non ci stanno e rientrano immediatamente, la partita torna sul maledetto filo sopra i palazzi di NYC. A inizio ultimo quarto Detroit prova di nuovo a scappare, con un jumper di Morris e un alley-op sull’asse Jackson-Drummond. Ma i padroni di casa si riappropiano dell’inerzia della partita  applicando in maniera subdola  l’Hack-a-Dre (1-10 ai FT, Andre ti si vuole bene ma sei indecente. Ti consiglio un boot camp a base di tiri liberi con Kurt Thomas e una verga in legno). Pari e patta. Svg gioca la carta australiana. Carta rivelatasi giusta perchè Baynes riesce a limitare con una bella difesa su Gasol, impreciso per tutta la partita, e a segnare anche i liberi che gli concedono. Ma chi è che cade alla fine? Ve l’ho anticipato all’inizio ovviamente, ma il come è la parte succosa in questione. Detroit con due giocate di Jackson che infila un 5-foot shot e prende in controtempo l’inefficace transizione difensiva dei Bulls appoggiando al tabellone per Harris, sembra prendere la leadership definitiva. +5 che si trasforma in +7 grazie a due liberi tirati da il gemello cattivo. E’ fatta, balena nella mia testa, a 0:43 secondi dalla fine solo T-Mac in Texas riuscì a ribaltare un svantaggio di tal genere. Ma questa squadra è Dr. Jekyll e Mr. Hyde e non mi fido di quel che ho cogitato. Non mi smentiscono mai. Tripla su rimessa di Butler, fallo in attacco di Jackson su rimessa successiva e lay-up di Jimmy nell’azione successiva. Da +7  a +2 e partita tutta da giocare negli ultimi 20 secondi. Palla a Reggie. Ha preso decisioni pessime per tutta la partita a parte i lampi di talento dell’ultimo quarto. Mi fido dell’1, in maniera inconsapevole. Forse perchè l’1 l’ha indossato Mr. Big Shot, lui non tradiva mai. Penetrazione, Reggie trova il varco gli si para davanti Butler contatto e tiro. Guardo i “grigi”, due liberi. Esultanza clamorosa. Reggie li infila entrambi. Partita che è nostra grazie ai liberi finalmente efficaci e i Bulls non riescono più a rimontare. Gioia immensa. E’ come una finale e l’abbiamo presa e stretta a noi. Ora siamo quasi dentro, ma non è finita e bisogna concentrarsi sui prossimi impegni che probabilmente decideranno il nostro seed ad Aprile. 3 gare e mezzo ci dividono dal nono posto, per scaramanzia lo dico: tutto è possibile. Ma la salita è alle spalle, Motown aspetta la volata finale. Ora con tutto il fiato che avete in corpo: DEEEEEEEEEEEEEEEEEETROIT BASKETBALLLLLLLLLLLLLLLLLLLL.

Abrazo,

AB

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Detroit Basketball is back

Esattamente un anno fa  i Detroit Pistons infrangevano il sogno della cavalcata playoffs scontrandosi con la dura realtà: erano ancora alla ricerca di un’identità di squadra, non erano ancora pronti per salire al livello successivo (pur essendovi nella eastern conference una pochezza evidente) avendo un roster ancora profondamente disfunzionale al gioco che il playbook di SVG imponeva e avevano compiuto un grande stepback tecnico e emotivo per il grave infortunio subito dal trascinatore indiscusso della squadra Brandon “King of Swag” Jennings. Da quella corsa spezzatasi troppo presto si era intravista una scintilla, si era predetto uno scorcio di futuro degli anni a seguire. I tifosi  in preda all’estasi si sentivano di affermare: Detroit Basketball is back. Oggi possiamo dirlo davvero, siamo tornati e stiamo competendo con rabbia,sudore e fatica per un seed nei PO. Nella notte i Pistons hanno ottenuto una importantissima vittoria contro una delle squadre più in forma del momento gli Charlotte Hornets. Ciò ha permesso ai nostri beneamati white-blue-red di consolidare l’ottava posizione conquistata a suon di W consecutive al Palace di Auburn Hills. La settimana scorsa l’avevamo detto, da questa trafila di partite nella nostra casa dovevano arrivare risposte importanti sullo stato dei lavori per la squadra del Michigan. E’ stato risposto presente con 5 vittorie di fila, seppur la maggior parte fossero squadre abbordabili e con % di vittorie sotto il 50 (non dimentichiamoci però delle sconfitte sanguinose con BKN e LAL a inizio stagione). Drummond, con una prestazione da 18 punti e 14 rimbalzi in soli 29 minuti,  KCP, autore di una performance all-around segnando 21 punti, raccogliendo ben 7 rimbalzi e smazzando 4 assist, e la panchina, in particolar modo Aaron “Aussie drunker” Baynes ( https://www.youtube.com/watch?v=cBluoacIRwc) e Steve “the eldest wise” Blake, hanno chiuso la contesa già al break lungo rendendo vano il tentativo di rimonta provato da Kemba & co nel finale. Mancano 9 partite alla fine e le palpitazioni e l’ansia aumentano, la classifica dice che oramai la lotta per il sesto,settimo e ottavo posto è limitata al poker Charlotte-Indiana-Detroit-Chicago (stanotte Wsh si è auto-eliminata dalla contesa perdendo al 2 OT contro i lupi del Minnesota e rendendo complicato l’aggancio all’ottavo spot). Il calendario dei Pistons è il più duro delle 4 e conta numerosi scontri da dentro o fuori per i ragazzi: Atl, Okc, Dal, @Chi, @Mia,@Orl, Wsh, Mia e @Cle. La W contro gli Hornets è un buon auspicio e i ragazzi sembrano concentrati sull’obiettivo da raggiungere. Tonite we host the Hawks, abbiamo qualche sassolino da toglierci eh Dre (per chi avesse la memoria corta l’onesto coach Budenholzer e l’Hack-a-Dre sono una simbiosi oramai), so let’s get another Win and https://www.youtube.com/watch?v=4y0P4IdZDTE!

A voi i commenti,

 

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Now or never.

“Three games straight, we haven’t had an identity, I don’t think anybody in the world really knows who the Pistons are right now”

Reggie Jackson interview post Det vs Wsh

Nessuno sa quali siano i veri Pistons, soprattutto i tifosi. Tutta la stagione della squadra di Motown è stata caratterizzata da un andamento sinusoidale con molte cadute rovinose e pochi picchi da ricordare nell’album delle gioie. L’ultimo anello di questo “rosario” di sconfitte roboanti è arrivato ieri notte a casa dei vecchi Bullets. Le speranze della franchigia bianco-blu-rossa sono state affossate  già dal primo quarto quando la compagnia di coach Wittman, che si giocava il mantenimento della fiammella della speranza di approdo ai playoff nella serata, scollina il +21 e gambizza la difesa scialba della squadra ospite con il  p’n’r e p’n’p del duo Wall-Gortat. I Pistons in questa partita non sono mai scesi in campo. L’approccio scialbo quando conta è divenuto una costante nell’annata 2015/2016 per i ragazzi di SVG. Le “radici” della squadra marciscono quando si lotta per qualcosa di importante, in particolar modo Reggie, il cui contributo offensivo è fondamentale per le sorti della squadra salvando il salvabile durante le giornate strike-of-defense”, e Dre, il quale per essere un ago della bilancia positivo deve prendere almeno una quindicina di rimbalzi (questa stats la inserisco in maniera del tutto personale personale, sotto consiglio di un caro amico- https://www.youtube.com/watch?v=dATuq8O3920-, dovuta alla scarsa efficienza difensiva e dalla linea di carità dello 0  n.d.r.). La partita con i Wizards è stato il vessillo di questi eventi che noi, poveri fans, dobbiamo subire. Noi che questi 6 anni li abbiamo vissuti pregni dell’età d’oro che ha consegnato i Pistons del primo decennio del nuovo secolo alla storia della palla arancione. Vorrei partire da quel quintetto: Billups-Rip-Prince-Sheed-Ben. Il paragone con gli starter attuali è ad ora impietoso, però, a parte il desiderio impetuoso di vedere Dre evolversi in un difensore arcigno che faccia risuonare nelle menti nuovi rintocchi, quello che è evidente è la mancanza di uno alla CB1 (la cui maglietta è stata ritirata di recente- https://www.youtube.com/watch?v=bRjEYi9uFq0). Leader silenzioso, necessario per la locker room e importante per alzarsi e recitare un sermone negli spogliatoi dopo un -40 contro i rivali nella bolgia PO in diretta nazionale (in questi 6 anni le dirette nazionali potrebbe essere contate sulle dita di una mano, sigh! n.d.r). Ritornando all’incipit: qualcosa deve smuoversi e qualcuno deve ascendere. Gli unici che hanno dimostrato di avere gli attributi e di sputare anima e corpo per i colori sono: KCP, che rimane troppo silenzioso per poter essere la terra promessa, e colui che siede in panchina, il lider maximo, Stan Van Gundy.

Dopo 6 anni di buco nero, noi supporters abbiamo “fame”. Vogliamo tornare al posto che ci compete. I giovani (ma non troppo) Pistons devono mostrare, che tramite l’acquisizione di Harris  completando un quintetto  sindone del playbook di Svg,  possono tornare nelle prime a 8 ad est e quindi manifestare il proprio cambio di essenza. Il calendario ci ha riservato nove partite nel “Colosseo” bianco-blu-rosso. Le sconfitte umilianti devono essere categoricamente la benzina che porta i Pistoni a una streak di vittorie (come capitato post-asg  in cui interrompemmo una striscia di 5 sconfitte consecutive n.d.r). Sarà dura perché la franchigia del Michigan può vincere o perderle tutte, indipendentemente dalle forze in campo che la contrappongono. Ma ora che il roster è finalmente senza defezioni, con i recuperi di Meeks, Johnson e Tolliver, lo spirito della Motown operaia deve venire fuori. Nella nottata ospiti saranno gli Hawks, avversario arcigno (ricordarsi la cavalcata dell’anno scorso con un gioco divino- https://www.youtube.com/watch?v=Rw9lLlupw7Q) che pare irraggiungibile in classifica. Let’s begin the journey,guys.

Ce lo dovete ragazzi, Ce lo dovete…

Standing East 6-7-8-9-10 March 16 2016:

Charlotte6 37 29
Indiana7 36 31
Chicago8 33 32
Detroit 34 33
Washington 31 35

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The spirit is back.

“Now the lord is that spirit and where the spirit of the lord is, there is liberty”

II Corinthias 3:17

In questa domenica uggiosa dalle profonde tenebre padane, sono lieto di annunciarvi la riapertura di parte di questo blog.  C’è qualcosa di trascendentale che mi spinge a una reopening e ritengo con certezza che riguardi il soul racchiuso nei sobborghi di Detroit. Mi sono avvicinato a questa realtà del Michigan molto lontana dalla mia per motivi prettamente sportivi*, ma sono stato avvolto completamente dall’idea che tale distanza fosse solo fisica. Detroit rappresenta l’archetipo della tipica città industriale, che potremmo ritrovare in scala 1:1000000 in varie regioni nordiche italiane, quindi una sorta di grande mostro brutto e inquinato. Ebbene vi sono delle peculiarità che rendono queste città affascinanti e sono intangibili. L’aspetto più rilevante è il coraggio e la forza di volontà della classe operaia, che si spacca la schiena da lunedì a venerdì per poi affogare i pensieri negativi in un bar o in un palazzetto. L’idea che mi balena spesso nella testa è che nello sport, in determinate circostanze, vengano convogliati i desideri di rivincita e di riscatto degli umili e degli ultimi. Mi fa pensare che dietro a una franchigia sportiva possa celarsi quella che definisco “la classe operaia che va in paradiso”. Troppo facile tifare e emozionarsi per Michael Jordan, meno esaltante (solo sulla carta eh ndr) saltare sul divano per una tripla di Rip Hamilton. Perchè, senza che mi chiediate le cause, il mio cuore batte per gli sfavoriti, per gli underdogs, per i brutti e i cattivi; gli integerrimi e i perfetti li lascio volentieri agli altri.

Passiamo alle cose concrete: la mia brevissima presentazione e trattazione  e cadenza degli  articoli.

Mi chiamo Alberto e sono uno studente universitario presso Ingegneria Meccanica a Parma, e pratico e stravedo per il giochino nato da  Naismith fin da quando ero piccolo; vorrei precisare che sarò per voi, cari lettori, come il vecchietto al bar che tifa la vostra stessa squadra e che a volte esagera rompendo i pejones. Abbiate pazienza, sopportatemi e parliamo di sport insieme.

Gli articoli che scriverò riguarderanno solamente i Detroit Pistons (update, analisi e curiosità) e avranno cadenza settimanale (compatibilmente con gli ultimi esami che rimangono ahimè sul mio libretto), poiché sono impossibilitato ,per carenza di competenze, a commentare le altre squadre della city; le altre sezioni se si manifesteranno dei volontari tifosi ,esperti e non, saranno ben accetti nella crew.

Vorrei dedicare in conclusione un ringraziamento a Eugenio, l’ideatore di questo blog, di cui ero assiduo frequentatore e ammiratore che mi permise di seguire sul web in italiano le news quotidiane dei miei beneamati Pistoni. Spero di essere all’altezza del compito per il proseguo di questa avventura.

Kudos amici Pistoni,

AB

*sono ossessionato dai Detroit Pistons dal 2004, da quando: vidi Sheed Wallace virare in post e tirare sopra il marcatore, urlai per una tripla allo scadere di Big Shot, desiderai di reincarnarmi in Prince per la sua regalità, sognai di metterla al playground come Rip e schiacciare in mezzo a 4 come Big Ben.

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